Scegliere il pane in cassetta al supermercato sembra semplice, ma il colore scuro e la parola "integrale" o "di segale" in etichetta non bastano. I risultati del nuovo test di Altroconsumo
Sia subito chiaro: il pane migliore resta sempre quello fresco, meglio ancora se fatto in casa con farine di qualità. Ma la vita reale non sempre lo permette. Ci sono le mattine in cui si va di fretta, i pranzi veloci, le settimane in cui il tempo per passare dal fornaio semplicemente non c’è. Ed è lì che il pane in cassetta confezionato è utile a molte famiglie, spesso con la convinzione che basti scegliere quello “scuro”, quello con la parola “integrale” ben in vista o quello che evoca tradizioni nordiche per fare automaticamente una scelta sana. Una convinzione che, purtroppo, non regge sempre all’esame dell’etichetta.
Ce lo rivela Altroconsumo, con il suo ultimo test che ha preso in esame oltre 180 pani a fette confezionati, analizzando ingredienti e valori nutrizionali di ciascun prodotto e assegnando un punteggio da 0 a 100. Tra i prodotti valutati figurano sia i pani di segale — quelli di ispirazione nordeuropea, spesso più compatti e dal colore intenso — sia i classici pani integrali, nelle loro varianti bauletto, pancarrè e fette senza bordo.






