La Cina sembra aver scelto una strategia più sottile contro Taiwan: ridurre le dimostrazioni militari più vistose, colpire la proiezione internazionale del presidente dell'isola ribelle, Lai Ching-te, e trasformare la diplomazia, i media e le relazioni esterne in strumenti di coercizione politica. Xi Jinping non ha allentato la pressione su Taiwan, l’ha resa più selettiva, più politica e probabilmente più efficace. Il cambiamento in corso non va visto come una distensione, piuttosto come un riassetto della strategia: meno spettacolo militare, più isolamento diplomatico, più controllo del messaggio internazionale e più tentativi di logorare Lai Ching-te sul piano interno.

Nel maggio di quest’anno, Taiwan ha registrato in media cinque aerei da guerra cinesi al giorno oltre la linea cuscinetto dello Stretto, circa la metà rispetto allo stesso periodo del 2025. In marzo, inoltre, non si sono visti aerei da combattimento cinesi vicino all’isola per sette giorni consecutivi, la pausa più lunga mai osservata al di fuori dei tifoni. Il dato è importante non perché suggerisca disimpegno, ma perché segnala una diversa strategia della pressione: meno intensità aerea, più articolazione politica e simbolica.