Le guardi sfilare una dietro l’altra e sembra di assistere a una scena uscita da un vecchio film in bianco e nero. Cofani arrotondati, parafanghi pronunciati, colori pastello, motori che borbottano con discrezione. Eppure quelle piccole Fiat 500 nate prima della Seconda Guerra Mondiale continuano a muoversi con sorprendente naturalezza nel traffico del XXI secolo. Torino ha celebrato così il novantesimo compleanno della Topolino. Centotrentadue equipaggi provenienti da dieci Paesi hanno raggiunto il Piemonte per partecipare a “La Topolino va ai 90”, il raduno internazionale organizzato dal Topolino Autoclub Italia e dal Club Topolino Fiat Torino con il supporto dell’Automotoclub Storico Italiano.
Per quattro giorni la città che vide nascere la mobilità di massa è tornata indietro nel tempo. Le vetture hanno risalito i tornanti verso la Sacra di San Michele, hanno attraversato il territorio metropolitano toccando la Reggia di Venaria e la Basilica di Superga, hanno sostato in piazza Vittorio Veneto e raggiunto il Castello di Rivoli per il gran finale. Un viaggio nella memoria che ha avuto come protagonista una delle automobili più importanti della storia industriale italiana.
Per capire davvero che cosa rappresenti la Topolino bisogna però tornare al 1936. L’Italia era un Paese ancora lontano dalla motorizzazione di massa. Le automobili esistevano, ma appartenevano a una minoranza privilegiata. Per milioni di famiglie il mezzo di trasporto quotidiano era ancora la bicicletta. Le vacanze in automobile, le gite domenicali e la libertà di movimento individuale erano concetti riservati a pochi. In quel contesto la Fiat affidò a Dante Giacosa il compito di realizzare una vettura piccola, economica e moderna. Nacque così la Fiat 500, che gli italiani ribattezzarono immediatamente “Topolino” per via delle sue forme simpatiche e arrotondate.










