"Non sono disposto a scendere a compromessi sulla sicurezza e la felicità dei nostri figli, ed è per questo che questo divieto è necessario". È con queste parole di rassicurazione che il primo ministro britannico Keir Starmer annuncia al Regno Unito che vieterà l'uso dei social network ai minori di 16 anni. Una misura "necessaria" per il governo di Londra, che viene incontro a un'opinione pubblica sempre più consolidata attorno all'idea che si debba fare di più per proteggere i bambini online. Un sondaggio YouGov di dicembre ha rilevato che il 74% dei britannici intervistati è favorevole al divieto in quanto è cresciuta la consapevolezza dei potenziali rischi. Non solo. A marzo, il governo ha avviato una consultazione che ha raccolto oltre 116.000 risposte da genitori, giovani, associazioni di categoria ed esperti. Il risultato è stato che il 90% dei genitori che hanno risposto a favore di una soglia minima di età, a 16 anni, per l'accesso ai social media, mentre l'85% ha dichiarato che i rischi dei social media superano i benefici.

Di fronte a questi dati Starmer si è convinto ad agire subito, anche (ipotizza The Guardian) per recuperare consensi, vista la profonda crisi politica che sta investendo il suo mandato: il suo partito, il Labour, inanella una sconfitta dopo l'altra alle elezioni amministrative, la sua leadership è insidiata dall'interno - con l'ascesa di Andy Burnham - e dall'esterno - con i sondaggi che vedono Reform Uk di Nigel Farage nettamente in testa alle intenzioni di voto: proprio Farage che smonta il piano di Starmer sui social media, dicendo che nonostante le buone intenzioni, il divieto sarà facilmente aggirato.