| 15 Giugno 2026 14:02 |

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(Adnkronos) – Come gestire la salute del personale in volo, in assenza di gravità e su stazioni stabili non terrestri? E quello che viene sperimentato ‘in volo’ può risultare utile nelle esperienze negli ospedali terrestri? E quale è il ruolo dell’ingegnere clinico in queste situazioni? A questi interrogativi è stata dedicata la sessione ‘Sanità e spazio: il futuro è ora’ del 26.esimo Convegno Aiic, Associazione italiana ingegneri clinici, che si è appena concluso a Torino.

Le sfide della medicina aerospaziale – riporta una nota – sono state ben rappresentate attraverso la voce di un connazionale che in orbita ci ha vissuto a lungo: con i suoi 313 giorni nello spazio, Paolo Nespoli – dal 1998 al 2018 astronauta dell’Agenzia spaziale europea (Esa) e americana (Nasa) – è infatti uno degli autentici esperti italiani di vita nello spazio. “Tutto l’equipaggio in orbita deve fare tante cose – ha spiegato Nespoli – comprese le attività che si avvicinano al mestiere del farmacista e dell’infermiere perché, a bordo, abbiamo farmaci leggeri, che servono per piccoli malesseri, e anche prodotti per episodi impegnativi da gestire sotto controllo medico a distanza. Inoltre è utile occorre ricordare che sulla Iss”, acronimo che sta per Stazione spaziale internazionale, “circa la metà degli esperimenti è proprio di carattere biomedico, indagini realizzate per comprendere come funziona il corpo umano in assenza di gravità, o gravità ridotta”. “Quando siamo in orbita – ha precisato Nespoli – ogni mese viene aggiornata una cartella medica personalizzata e realizzato un controllo generale dello stato di salute fisico, comprendente anche un consulto con uno psicologo. Nulla è lasciato al caso proprio nell’ambito della salute di chi è in orbita”.