L’accordo tra Stati Uniti e Iran è fatto e sul tavolo mette anche il “giù le armi” a Israele che non potrà più attaccare in territorio libanese. Almeno questo è quanto stabilisce il memorandum. "L'accordo di Trump non ci vincola": ha dichiarato su Telegram il ministro della Sicurezza israeliano Itamar Ben Gvir. "Israele non è subordinato agli Stati Uniti. Siamo una Nazione indipendente e sovrana. Siamo grati al presidente Trump, ma lo Stato di Israele non è una repubblica delle banane. Non dobbiamo ritirarci da nessun territorio conquistato e non dobbiamo tacere nemmeno per un momento di fronte a un fuoco diretto contro Israele". La posizione del governo israeliano è chiara, spiega Ben Gvir: “Non siamo partner in questo accordo che non ci riguarda per la nostra sicurezza e non ci vincola in alcun modo. Non dobbiamo scendere a compromessi sullo smantellamento di Hezbollah, sul ritiro dai territori che i nostri soldati hanno conquistato. Ogni lancio contro Israele dal Libano comporterà un attacco israeliano a Dahieh''.Confermata anche dal ministro della Difesa Israel Katz che esclude la ritirata dal Libano meridionale, dalla Siria e da Gaza. "Il primo ministro Benjamin Netanyahu ed io stiamo portando avanti una politica chiara che prevede la permanenza delle Forze di Difesa Israeliane nelle zone di sicurezza in Libano, Siria e Gaza, senza limiti di tempo, per proteggere, da lì, il confine e le comunità israeliane dagli elementi jihadisti". Le zone di sicurezza saranno "sgomberate dagli abitanti locali” e “tutte le infrastrutture terroristiche, sia in superficie che nel sottosuolo, comprese le case nei villaggi lungo la linea di contatto che fungevano da avamposti terroristici, saranno distrutte". Il presidente Trump, stando al ministro, sarebbe informato sulla posizione di Israele: "Il Primo Ministro Netanyahu ha chiarito questi punti al Presidente degli Stati Uniti Trump e ad altri alti funzionari americani, e anch'io li ho ribaditi ieri al Segretario alla Guerra statunitense Pete Hegseth". Un accordo negativo per Israele “e per il mondo intero” anche secondo il ministro israeliano di ultradestra Bezalel Smotrich che assicura che “la campagna congiunta ha ottenuto numerosi risultati nell'indebolire l'Iran e questi successi non andranno perduti. Dovremo continuare la lotta per la caduta del regime con le nostre forze e attraverso mezzi creativi, assicurandoci che l'Iran non disponga mai di armi nucleari". L’opposizione si lancia all’attacco. Il presidente dei Democratici Yair Golan attacca il primo ministro con un lungo post in cui parla di un “accordo concluso sopra la testa di Israele”. “Con un solo tratto di penna - ha scritto su X - sono stati cancellati enormi risultati militari ottenuti grazie al coraggio dei nostri piloti e al sangue dei nostri soldati, mentre Netanyahu è rimasto a guardare: debole, malato, isolato e privo di influenza". Un lungo post senza sconti, in attacco diretto al primo ministro: "Netanyahu è un vantaggio per Hamas. Netanyahu è un vantaggio per l'Iran. Netanyahu è un vantaggio per Hezbollah. Netanyahu non è un vantaggio per Israele... La sua sostituzione non è soltanto una necessità politica: è una necessità vitale per la sicurezza nazionale".
"Nessuna ritirata: non siamo subordinati agli Usa". L'accordo Trump-Iran fa infuriare Israele (e mette in difficoltà Netanyahu)
Il ministro della Sicurezza Ben Gvir: "Siamo una Nazione indipendente e sovrana, non siamo una repubblica delle banane"














