Il Ponte sullo Stretto? Sarà pronto nel 2032-2033, diceva il ministro per le Infrastrutture e i trasporti Matteo Salvini prima che la Procura di Roma indagasse per corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio. Il nucleare in Italia? Arriverà nel 2033-2034, dice il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin. Il quale aggiunge tramite un’intervista al quotidiano “La Verità” (pag. 13, al momento in cui scriviamo non reperibile nella versione online) che è anche giusto che ci sia un referendum in materia. Quando? Nella prossima legislatura, ovviamente, e più precisamente nel 2028 o 2029: «Siamo una democrazia, qualcuno raccoglierà le firme e ci sarà un’espressine popolare». Ma non prima delle prossime politiche.
Il deputato M5S Agostino Santillo ironizza sulla fatidica data del 2033, che «si preannuncia come l’anno dei miracoli» in cui tutte le promesse del governo Meloni dovrebbero diventare reali. E magari a qualcuno verrà pure in mente che il 2033 è l’Anno Santo straordinario indetto per celebrare tra i cristiani il bimillenario della Redenzione. Pur senza mischiare sacro e profano, è curiosa questa scelta del governo Meloni di rinviare di almeno due legislature la concretizzazione delle principali, mastodontiche operazioni in settori strategici per il Paese come quelli riguardanti l’energia, le infrastrutture e i trasporti. Ma poi forse, a pensarci bene, tanto curiosa non è, e invece si spiega benissimo alla luce anche di tutti gli altri obiettivi finora mancati da Palazzo Chigi, in primis il tentativo fallito di non far sforare all’Italia il 3% del rapporto deficit/Pil e di fa uscire il nostro Paese dalla procedura europea per disavanzo eccessivo. Con tutto ciò che ne consegue in termini di vincoli alla spesa e controllo dei conti pubblici.











