di

Dafne Roat

Il ricordo di colleghi e compagni tra lavoro, montagna e volontariato: «Erano persone d’oro»

«Per me il Trentino è una boccata d’aria», diceva. Antonio Sardano si era avvicinato alla montagna negli ultimi anni, una passione coltivata con costanza e dedizione. Lo sguardo verso le alte vette e il sogno di raggiungere la cima del Gran Paradiso. Era a un passo dal coronarlo. «Si allenava da tanto tempo», ricorda, commossa, Elena Pedrotti, infermiera e coordinatrice delle Centrale unica integrata 116117. È l’amore per la montagna che aveva unito i tre amici, un ambiente che frequentavano da tempo e che anche Sardano, nato sul mare, ad Adria, aveva imparato a conoscere. E amava. Quarantanove anni, compiuti a marzo, era arrivato in azienda sanitaria nel 2016 dove aveva iniziato a lavorare come autista-soccorritore in val di Fiemme e Fassa. Poi nel 2021, quando venne istituita la centrale operativa integrata 116117 per l’assistenza medica non urgente, si era trasferito a Trento. Viveva a Gardolo insieme alla moglie Giovanna, che aveva convinto a trasferirsi in Trentino. Si era sposato un paio di anni fa. «È stato uno degli operatori pionieri della Centrale — spiega Pedrotti — gestiva le chiamate per il servizio di continuità assistenziale e i trasporti non urgenti, lo conoscevano tutte le associazioni di volontariato».