SAN STINO DI LIVENZA (VENEZIA) - «Siamo increduli, si tratta di un nostro coetaneo che non ha mai fatto male a nessuno». A San Stino di Livenza la notizia dell'arresto del diciassettenne per aver ucciso la zia, ha gettato nello sconforto e nell'incredulità molti giovani. Il 17enne è un ragazzo senza alcun precedente, un volto completamente sconosciuto alle forze dell'ordine. Almeno fino alla terribile notte della confessione, il nome del ragazzo di San Stino di Livenza era sconosciuto a polizia e carabinieri: nessuna segnalazione, nessun precedente che potesse lasciar presagire un'indole violenta. Per la giustizia e per la comunità locale, il giovane era il ritratto della normalità. Un profilo limpido che trovava piena conferma anche all'interno del suo percorso scolastico.
LE TESTIMONIANZE Il diciassettenne, infatti, frequentava regolarmente e con profitto un istituto superiore del Portogruarese. Studente modello, mai un problema di condotta o note di demerito tanto che lo ricordano come un giovane diligente, integrato e rispettoso delle regole, lontano anni luce dagli stereotipi del disagio giovanile o della ribellione. La notizia del suo arresto ha gettato nell'incredulità più totale l'intera cerchia dei suoi coetanei e dei residenti di San Stino. Gli amici più stretti lo descrivono unanimemente come una persona perbene, solare e sempre sorridente, uno di quei compagni di cui ci si poteva fidare ciecamente in ogni situazione. Nessuno, tra chi ha condiviso con lui i banchi di scuola o i pomeriggi in paese, riesce a trovare una spiegazione o a conciliare l'immagine del ragazzo della porta accanto con quella del giovane travolto da una furia omicida improvvisa. L’ITER GIUDIZIARIO Ora per il giovane sanstinese si apre un percorso giudiziario drammatico. Attualmente si trova ristretto presso il carcere minorile di Treviso, a disposizione della Procura dei minorenni di Trieste che coordina le indagini sul delitto della zia Chiara Guerra. Ma il fattore tempo gioca un ruolo decisivo in questa vicenda: tra un paio di mesi, infatti, il ragazzo compirà diciotto anni. Il raggiungimento della maggiore età segnerà uno spartiacque normativo inevitabile. Se le pesantissime accuse di omicidio volontario e occultamento di cadavere dovessero trovare conferma nei gradi di giudizio, per il diciassettenne si spalancherebbero le porte delle carceri ordinarie, dove verrebbe trasferito per scontare la pena. Un destino carcerario durissimo che pende come un macigno su una vita che, fino a poche ore fa, sembrava quella di un adolescente qualunque, privo di ombre.










