È difficile andare avanti così, senza risposte. Sto male». A parlare, appena arrivato a Civitella Alfedena, in provincia dell’Aquila, è Stefano Di Giacinto, 45 anni, ex militare dell’esercito italiano. Oggi gestisce alcuni supermercati a Minturno, nel sud pontino, insieme alla compagna. È disperato. Delle sue figlie Alisya e Sarah di 16 e 12 anni non si hanno più notizie da otto giorni. Erano ospiti della casa famiglia “Ofh - Hope” situata nel cuore del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, vicino a un bosco popolato da lupi, cervi e orsi. Come sta vivendo questi giorni?«Con angoscia. Non riesco a dormire, passo le notti sveglio e con la mente sempre lì, su quello che sta succedendo e sul fatto di non avere notizie delle mie figlie. È una situazione che mi sta logorando. Anche fisicamente si sta manifestando una forma di psoriasi, probabilmente legata allo stress e alla tensione continua. È difficile andare avanti così, senza risposte».
Negli ultimi tempi sono circolate diverse voci sul rapporto tra lei e le sue figlie. Si è detto che non volessero più avere contatti con lei. Cosa risponde a queste affermazioni?«Non è assolutamente vero che Alisya e Sarah non mi volevano né vedere né sentire. Anzi, posso dire con certezza il contrario. Il mercoledì prima della loro scomparsa mi hanno contattato tramite WhatsApp e mi hanno raccontato la loro giornata, come facevano normalmente. Questo dimostra chiaramente che il rapporto non era interrotto. Se davvero non avessero voluto sentirmi o vedermi, non mi avrebbero scritto né cercato. Per me quei messaggi sono una prova importante del legame che continuava a esserci».Che tipo di rapporto aveva con loro in quel periodo? «Il rapporto era quello di un padre con le proprie figlie, nonostante le difficoltà e la situazione complessa in cui ci trovavamo. Non si può dire che ci fosse una chiusura da parte loro nei miei confronti. È importante chiarire questo punto perché spesso vengono raccontate versioni che non corrispondono alla realtà».Passiamo alla questione dell’allontanamento. Può spiegare cosa è accaduto esattamente? «Le mie figlie non sono state allontanate per caso, né per una situazione improvvisa senza motivazioni. C’è stato un provvedimento preciso della presidente del Tribunale per i Minorenni di Roma, che ha disposto un allontanamento urgente. Questo provvedimento ha stabilito che le bambine venissero collocate in una casa famiglia». Dove sono state portate inizialmente? «In un primo momento sono state trasferite a Cassino, nella stessa struttura. Successivamente, però, la situazione è cambiata e sono state divise. È stato un passaggio molto difficile».Dove sono state collocate dopo la separazione? «Sarah, la più piccola, è stata portata in una struttura a Colli sul Velino, in provincia di Rieti. L’altra invece è stata trasferita a Civitella Alfedena, in Abruzzo. Questa divisione è stata per me molto pesante, perché separare due sorelle è sempre qualcosa di delicato e doloroso».La situazione è rimasta questa nel tempo?«No. Da meno di un anno le mie figlie sono state nuovamente riunite nella stessa struttura qui in Abruzzo. Questo è stato un passaggio importante, perché almeno hanno potuto tornare a stare insieme».Come ha vissuto personalmente tutta questa vicenda? «È una situazione molto difficile da vivere per un genitore. L’allontanamento, la distanza, la divisione tra le due sorelle sono tutte cose che pesano molto. Però ho sempre cercato di mantenere un punto fermo: il rapporto con le mie figlie e la verità su quello che è accaduto. Per questo tengo a chiarire quando vengono diffuse informazioni non corrette».Si è mai spezzato il rapporto con le sue figlie? «Voglio ribadire che il legame con Alisya e Sarah non si è mai interrotto e che molte cose che sono state dette non rispecchiano la realtà dei fatti».Cosa vuole dire a investigatori e soccorritori?«Voglio rivolgere un appello affinché si possano ritrovare le mie figlie al più presto. Sono scomparse ormai da otto giorni e non abbiamo più notizie».Sul piano giudiziario, il suo avvocato Francesco Riccardi ha confermato che è stata presentata una denuncia nei confronti della struttura.«L’obiettivo è di accertare eventuali responsabilità, in particolare possibili casi di imperizia o negligenza nella custodia e nella vigilanza delle mie figlie. La denuncia è stata depositata sia presso la Procura della Repubblica di Sulmona sia presso il Tribunale per i Minorenni dell’Aquila».










