Il Castello di Donnafugata continua a esercitare un magnetismo che va oltre la sua solennità architettonica. A ricordarlo è Massimo Rovetto, che sui social ha condiviso una suggestiva veduta aerea della residenza aristocratica, accompagnandola con un racconto capace di riportare alla luce uno dei capitoli più inattesi e poco noti della storia del maniero.

«Mentre ammiriamo questa splendida veduta aerea che cattura il Castello di Donnafugata immerso nella bellezza del territorio circostante – scrive Rovetto – c’è un retroscena che va ben oltre l’architettura». Il suo affondo conduce all’Ottocento, quando il barone Corrado Arezzo de Spuches trasformò la propria dimora in un vero laboratorio di inganni, giochi d’illusione e stratagemmi psicologici ideati per stupire, disorientare e mettere alla prova gli ospiti.

Secondo Rovetto, il parco era concepito come un itinerario di continui colpi di scena: panchine in pietra all’apparenza innocue che all’improvviso spruzzavano acqua, finte sepolture con iscrizioni ironiche e pungenti, tranelli visivi disseminati lungo i viali per saggiare superstizioni e reazioni. «Chi si avventurava nel parco – racconta – si muoveva in un vero e proprio labirinto di trappole visive e psicologiche».