Si chiama “zero-click” ed è il buco nero che sta inghiottendo il modello di business dei siti di informazione, i blog e persino gli e-commerce. In pratica gli utenti internet di tutto il mondo tendono a leggere sempre di meno i siti e a limitarsi a sfruttare le sintesi editoriali fornite dalle intelligenze artificiali. Un po’ come smettere di studiare sui testi originali oppure sui manuali e vivere esclusivamente in un grande Bignami.
Una recente analisi di SparkToro, firmata dal fondatore Rand Fishkin e basata sui dati di navigazione di Similarweb relativi ai primi quattro mesi del 2026, ha fatto emergere uno scenario preoccupante: negli Stati Uniti il 68,01% delle ricerche su Google si conclude senza alcun clic, né verso un sito esterno né verso una proprietà del gruppo. È il valore più alto mai registrato, in crescita dal 60,45% del 2024. Succede oltreoceano, ma di solito questo genere di fenomeni si replicano anche negli altri mercati occidentali.
Meno di una ricerca su tre porta oggi a un clic di qualsiasi tipo. E quando il clic c'è, soltanto circa due terzi conducono al cosiddetto open web, ossia ai siti indipendenti: il resto resta dentro l'ecosistema di Google, tra YouTube, Maps e la nuova AI Mode, oppure finisce sugli annunci a pagamento. In pratica, ogni mille ricerche statunitensi poco più di duecento raggiungono un sito esterno.









