Pubblicato il: 14/06/2026 – 19:00

di Eugenio Furia

COSENZA “Sagliùta” o “scìsa”? Dipende dai punti di vista e dagli stati d’animo più che dal senso in cui percorrete questo tratto iniziale (o finale…) di corso Mazzini, pardon dell’isola pedonale, pardon di via Ugo Adamo, pardon della salita di Pagliaro insomma…Benvenuti nella strada dai 4 nomi, raro caso di vexata quaestio toponomastica – non finirà mai la disputa tra chi pensa che tutto derivi dal cognome del “nativo” proprietario di questi terreni o da un pagliaio qui ospitato quando la zona era la periferia nord di Cosenza puntellata di acquitrini, orti di cavoli e “casini” —, una disputa forse più appassionante e illuminante di quella che riguarda i cosiddetti “casali del Manco”: sono così chiamati i paesi visibili a sinistra del Crati, sì, ma dalla prospettiva degli invasori che calavano da nord.

Senza però impelagarci in questioni storiografiche e identitarie restiamo su questi pochi metri in salita (o in discesa…) pieni di simbologia: si tratta di segni visibili, come i compassi massonici (foto in alto) che contornano un balcone su cui si appuntano le curiosità di capannelli di viandanti dalle mani conserte dietro la schiena e il naso all’insù, o le suggestive geometrie della nuova pavimentazione puntualmente riprese dai droni di reel e programmi tv, le opere del Mab (i Bronzi di Sosno e il 7 di picche in marmo) e le panchine – quella gialla per Giulio Regeni (foto in basso) ha preso il posto di quella rossa contro i femminicidi – o ancora simboli già spariti come la biblioteca lignea per libri “sospesi” a forma di timpano del liceo classico, dove pochi volenterosi portavano le proprie pubblicazioni nella speranza di fare cosa gradita a lettori onnivori (oggi per loro ci sono i punti di book-crossing in alcuni bar o nella ex cabina telefonica davanti al bar Bronx, piazza Loreto).