di
Luigi Ripamonti
Il 14 giugno si celebra la Giornata del donatore di sangue, indetta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Per estensione è anche la giornata del donatore di plasma, tema di cui si parla sul Corriere Salute. Si tratta di due gesti con qualche differenza tecnica ma con un minimo comun denominatore, che è quello della generosità disinteressata, che però fa anche l’interesse dei donatori e poi di tutta la società. Chi dona il sangue e/o il plasma) regala, letteralmente, vita a chi li riceverà, in forma diretta nel caso del sangue o indiretta (sotto forma di emoderivati) nel caso del plasma. I donatori fanno però anche «il proprio interesse» perché vengono sottoposti ogni volta a un controllo del proprio stato di salute previsto (una sorta di chek-up).
Non solo, questo gesto, notoriamente, ha anche ricadute psicologiche positive, perché nutre l’autostima per la consapevolezza di far parte di una schiera di cittadini responsabili verso un prossimo che non conosceranno probabilmente mai. Non bastasse c’è un ulteriore vantaggio che ricade sulla società in generale perché, proprio i controlli obbligatori rendono i donatori persone attive sul fronte della prevenzione, che quindi «pesano» meno sul Servizio sanitario nazionale. La raccolta di sangue (e di plasma) riveste quindi in molti modi un ruolo cardinale per l’efficienza di un sistema sanitario e per una società «sana», sia in senso stretto che in senso lato.













