| 13 Giugno 2026 09:02 |

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(Adnkronos) –

Una singola unità di sangue donato può salvare fino a 3 vite. E’ uno dei dati che vengono ricordati nella campagna dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) in occasione del World Blood Donor Day che si celebra il 14 giugno ed è un tributo globale ai milioni di volontari che con un gesto solidale e gratuito assicurano un contributo essenziale per i sistemi sanitari di tutto il mondo, supportando i pazienti durante le emergenze, il parto, gli interventi chirurgici, le terapie oncologiche, la cura a lungo termine di molte gravi patologie. Ma donare il sangue fa bene anche a chi dona? E chi può donarlo?

In Italia sono circa 1,67 milioni le persone che ogni anno permettono la raccolta di sangue e plasma. Nel 2024 le donazioni sono state oltre 3 milioni e hanno consentito di trasfondere circa 640mila pazienti e di trattare con medicinali plasmaderivati migliaia di persone ogni giorno. Ma questo gesto aiuta anche chi dona? “In parte sì, ma non per le ragioni che si sentono dire più spesso – spiegano gli esperti della piattaforma anti-bufale ‘Dottore, ma è vero che…?’ della Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri) – La donazione è gratuita, anonima e volontaria. L’utilità di questo gesto per chi riceve il sangue è fuori discussione: per molti pazienti non esiste alternativa. Ma chi dona lo fa spesso anche nella convinzione, alimentata da articoli di giornale o dal passaparola, di ricavarne un beneficio diretto per la propria salute”. In realtà, analizzano gli autori del focus, “il beneficio più concreto e documentato è di natura preventiva: ogni volta che si dona il sangue si viene sottoposti a una serie di controlli gratuiti. Prima della donazione si misura la pressione arteriosa, si valuta il livello di emoglobina nel sangue e si compila un questionario sullo stato di salute; a volte viene eseguito anche un elettrocardiogramma”.