Bologna, 14 giugno 2026 – Momenti di tensione al Rivolta Pride tra alcuni attivisti iraniani e israeliani e manifestanti presenti al corteo per i diritti della comunità Lgbtqia+, evento che come slogan aveva proprio ‘No Pride in Genocide’, a sostegno della Palestina e della popolazione della Striscia di Gaza.
Corteo con 20mila persone a Bologna per il Pride
Poco dopo la partenza del serpentone – in strada sono scese circa ventimila persone, che si sono ritrovate ai Giardini Margherita –, all’altezza di porta Santo Stefano, è comparso un piccolo gruppo di contestatori con simboli che rimandano alla comunità iraniana e israeliana.
Con la precisione, si tratta di un’attivista e fotografa iraniana, scesa in corteo con la bandiera dell’Iran con il leone, vessillo ufficiale fino alla rivoluzione islamica del 1979 e ora principale simbolo di protesta e opposizione al regime degli ayatollah; di fianco a lei, un’attivista avvolta in una bandiera arcobaleno, con al centro raffigurata la Stella di David, a rappresentanza della comunità ebraica, ricalcata in bianco.
Le due, con altri attivisti, si sono inseriti in mezzo alla folla: l’attivista iraniana ha iniziato a urlare “Free Palestine from Hamas”, mentre l’altra mostrava un cartello con la scritta “Jewish and iranian Lgbtq lives matter”. A quel punto, si è alzata la tensione e l’intero serpentone ha risposto alla “provocazione”, urlando “fuori i sionisti dal corteo”.










