"Il cooling break ai Mondiali è fatto solo per tv e i loro sponsor"_ parola di Jurgen Klopp. L'ex allenatore di Borussia Dortmund e Liverpool ha vinto tanto grazie al calcio ma è ricordato soprattutto perché - sarà l'indole tedesca forgiata nel credo ferreo nella disciplina - non ha mai fatto sconti a nessuno. L'ultima polemica del tecnico - nato a Stoccarda e cresciuto calcisticamente tra Bundesliga e Premier - è nata per la pausa durante le partite che la Fifa ha presentato come una misura a favore dei giocatori contro il caldo eccessivo. Per Klopp, invece, "si tratta soltanto di una gabbia dorata costruita per gli sponsor". Il riferimento è alla sosta concessa al 24' della partita inaugurale Messico-Sudafrica, nonostante i 23 gradi registrati in quel momento a Città del Messico. Durante quei tre minuti la tv ha trasmesso spot di cinque sponsor. "Quando ho visto i giocatori restare fermi durante una pausa per il caldo mentre i tempi televisivi dettavano il ritmo della partita non ho potuto fare a meno di chiedermi: a chi serve davvero il Mondiale? Ai tifosi? Ai giocatori? O agli inserzionisti?", ha tuonato sul canale tedesco Zdf. Così tocca a questo 58enne - da tempo una delle rare voci fuori dal coro - il ruolo di principale critico dei Mondiali, che in avvio hanno offerto show hollywoodiani e cerimonie di tipo olimpico, oltre alla pause pro tv e poco spettacolo in campo. Il centro dell'attacco di Klopp sembra essere Gianni Infantino: "Il calcio è preso in ostaggio da dirigenti seduti in uffici climatizzati". Per l'esuberante allenatore, la Coppa del Mondo più che quella co-organizzata da Usa-Messico-Canada, è quella voluta dal potentissimo presidente della Fifa al quale d'altronde da tempo fa spesso il controcanto. "Una partita dovrebbe scorrere come un fiume. Invece costruiamo dighe per permettere il passaggio della pubblicità. È pericoloso per lo spirito del gioco", ha aggiunto. Il tedesco, da poco più di un anno, è impegnato nella creazione di un sistema 'calcistico-imprenditoriale' per il gruppo Red Bull di cui supervisiona le squadre: Lipsia in Germania; Salisburgo e Liefering in Austria; New York Red Bulls negli Usa; Bragantino in Brasile); e Omiya Ardija in Giappone. La sua critica è rivolta al modello di competizione di questi Mondiali. Klopp ha lascito intendere che l'eccessiva intraprendenza economico-finanziaria della federazione, guidata da Infantino, starebbe mettendo a rischio lo stesso spirito del torneo: troppe squadre, eccessiva attenzione agli sponsor, alle tv e pochissimo sport. "Il calcio era l'evento principale, ora rischia di diventare la musica di sottofondo di uno spettacolo pubblicitario", ha spiegato. "Il pallone dovrebbe essere la vera star. Il rischio è che il calcio diventi solo l'interruzione tra una pubblicità e l'altra". 'Kloppo', come lo chiamano affettuosamente i suoi tifosi, non si è mai tirato indietro. Sembra applicare alla vita la sua stessa filosofia di calcio: il 'gegenpressing', ovvero attaccare senza sosta l'avversario. Nel 2021 ha accusato la Fifa di "non ascoltare i calciatori", costringendoli a "calendari disumani" che "spremono i giocatori come limoni" per l'introduzione della Nations League e, poi, della Coppa del mondo per club. Nel 2022 è stato il primo a contestare la decisione di svolgere i Mondiali in Qatar: "Non dovremmo essere qui a dicembre - disse - È stato tutto deciso anni fa per motivi che conosciamo".