Non c’è un pericolo tale da richiedere la sospensione degli atti con cui la Asl Foggia ha certificato il valore economico delle cosiddette funzioni non tariffate svolte da Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, fissando una cifra significativamente inferiore rispetto a quanto già incassato dall’Irccs del Vaticano. Lo ha stabilito il Tar di Bari, che ha respinto la richiesta presentata in questo senso dall’ospedale, che si ritiene invece creditore della Regione per una cifra di circa 30 milioni.
La questione è complessa e si inserisce nella situazione delicata in cui si trova Casa Sollievo, alle prese con un debito che sfiorerebbe i 250 milioni di euro. Il sistema sanitario rimborsa i privati in due modalità: a «listino» per le prestazioni come interventi e ricoveri, e al costo per tutte le altre funzioni («non tariffate») che è difficile quantificare. Ad esempio il Pronto soccorso e la Terapia intensiva. Ci sono poi i farmaci, il cosiddetto «file F», in cui i privati riassumono tutto ciò di cui chiedono il rimborso: Casa Sollievo è il maggior erogatore in Puglia.
Nel 2025 il dipartimento Salute ha chiesto alla Asl di certificare il valore delle funzioni di Casa Sollievo. È stata quindi insediato un gruppo di lavoro, coordinato dall’allora direttore amministrativo della Asl, Michelangelo Armenise, che ha certificato anno su anno somme molto inferiori a quelle richieste dall’ospedale, rivedendo ad esempio i costi del personale (che vengono rimborsati secondo i contratti collettivi) ed eliminando le prestazioni non previste dal contratto. Il controllo sui farmaci ha poi fatto emergere doppie richieste di rimborso, applicazione di prezzi più alti rispetto al tariffario, erogazioni inappropriate: l’Irccs deve restituire 1,5 milioni.







