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Il cinema civile italiano ha perso parte della sua forza e della sua capacità di incidere sulla realtà. Ne è convinto Michele Placido, che dal palco del Taormina Film Festival, dove riceverà il Premio alla Carriera, ha tracciato un bilancio dello stato della cultura e dell’arte nel Paese, soffermandosi anche sul suo nuovo progetto televisivo dedicato al giudice Rosario Livatino.Secondo il regista e attore, oggi il cinema italiano soffre di una sorta di autocensura che spinge molti giovani autori a privilegiare storie più rassicuranti. «Manca il coraggio di affrontare certe tematiche», osserva Placido, ricordando la stagione dei grandi maestri come Francesco Rosi, Elio Petri e Damiano Damiani, protagonisti di un cinema capace di raccontare il potere, la criminalità e le contraddizioni della società.«Ci mancano i grandi registi dell’impegno civile»
Per Placido, quella tradizione oggi appare indebolita. «Ci mancano i Francesco Rosi, gli Elio Petri, i Damiano Damiani», afferma, sostenendo che una generazione di autori in grado di realizzare opere come Le mani sulla città non sia ancora emersa. Un riferimento che il regista collega anche a figure internazionali come Oliver Stone, che ha più volte indicato Rosi come proprio maestro.












