«La fiducia è una cosa seria che si dà alle cose serie». Era un vecchio slogan pubblicitario, ma come verità è indubitabile. Di chi possiamo fidarci oggi? Della scienza, della tecnologia, della letteratura, della giustizia, dell’informazione, dell’intelligenza artificiale? La cronaca ci suggerisce di non farlo: fishing (la richiesta di un giroconto, eppure sembrava proprio venisse dalla nostra banca); romance scam (era una truffa eppure sembrava amore), licenziamenti via sms come nel film Il diavolo veste Prada 2 (eppure quel posto sembrava solido, una seconda casa). Al tema immenso della fiducia, Taobuk (18-22 giugno a Taormina) dedica la sua sedicesima edizione con più di 200 ospiti da 30 nazioni, e un programma multidisciplinare tra letteratura, cinema, musica, danza, arti visive e scienza.
Bisogna avere fiducia nella Storia
In un mondo attraversato da cambiamenti rapidi, crisi globali e trasformazioni sociali, la fiducia diventa più che mai un bene prezioso, una necessità vitale. E, sostiene Maria Attanasio, nella bella dozzina del premio Strega con La rosa inversa (Sellerio), «bisogna averne nella Storia. Ho fiducia nel senso di giustizia che motiva a cambiare il mondo, a spezzare il muro dell’indifferenza, a impedire che torni un orribile passato di guerra, di morte. Accanto all’avidità, c’è la tensione verso il bene, che a volte sonnecchia. Il protagonista del mio romanzo, un giovane illuminista, cerca di cambiare il mondo a modo suo (siamo alla vigilia della Rivoluzione francese) e crede che sia possibile. Dice: posso anche perdere ma ci sarà sempre uno Spartaco che prende la bandiera della libertà. Quando parliamo di fiducia, parliamo anche di speranza e verità. La manipolazione dell’informazione – oggi le chiamiamo fake news – c’è sempre stata, perciò non dobbiamo consegnare a chiunque la nostra fiducia, meno che mai a un’intelligenza artificiale che risolverà tutti i nostri problemi».







