La contestazione contro il sistema dei seggi riservati ai rifugiati provenienti dal Kashmir occupato dal Pakistan ha provocato almeno 15 morti negli scontri con le forze di sicurezza. Islamabad risponde con arresti, divieti e una stretta securitaria che alimenta ulteriormente le tensioni

Almeno 15 persone, tra cui 11 civili e quattro membri delle forze di sicurezza, sono morte negli ultimi giorni negli scontri tra manifestanti e autorità nel Kashmir occupato dal Pakistan, dove migliaia di persone continuano a marciare verso Muzaffarabad nonostante il divieto imposto dalle autorità.

Secondo fonti locali, un convoglio composto da oltre 10.000 manifestanti si trova a pochi chilometri da Rawalakot. Le forze di sicurezza hanno rafforzato la loro presenza nella regione e hanno impedito al corteo di proseguire verso la capitale amministrativa del territorio. Nelle ultime ore le autorità hanno invitato la popolazione a rimanere nelle proprie abitazioni, mentre elicotteri e pattuglie sorvegliano le principali città interessate dalla mobilitazione.

La protesta è stata organizzata dal Joint Awami Action Committee (Jaac), una coalizione di gruppi civici e attivisti che contesta il sistema elettorale locale e chiede l’abolizione dei seggi riservati ai rifugiati provenienti dal Jammu e Kashmir amministrato dall’India.