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Isidoro Trovato

Con le nuove superbanche europee, a chi vanno davvero i benefici? È vero che creare dei «campioni» è doveroso, ma aiutare famiglie e imprese è un obbligo. L’analisi di Ferruccio de Bortoli

L’ennesimo risiko bancario che vede protagonisti Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi di Siena, Bper e Unipol rilancia l’idea di soggetti finanziari forti e ben capitalizzati in grado di combattere le sfide di fintech e Intelligenza artificiale. Manovre che creano quelle concentrazioni auspicate dai rapporti Draghi e Letta per aumentare la competitività dell’Italia e del Vecchio Continente. Una ricetta che in altri comparti industriali non è stata applicata con successo. Ma un simile scenario è un vantaggio per tutti o solo per i protagonisti? Parte da questo dubbio l’analisi di Ferruccio de Bortoli su L’Economia in edicola lunedì con il Corriere della Sera.

«L’enfasi sulla tutela del risparmio nazionale - scrive de Bortoli — anche con il consolidamento dell’azionariato di Generali, è del tutto giustificata. Non si percepisce però nemmeno l’ombra di una ricaduta positiva sul livello delle commissioni applicate nel risparmio gestito. Anzi il fatto che siano più corpose rispetto ad altri Paesi contribuisce a irrobustire quella componente di maggiori ricavi di cui sopra. Non sempre vi è una correlazione positiva (per il risparmiatore e l’investitore) tra costo e qualità del servizio e dimensione del soggetto che lo offre». E allora è lecito chiedersi perché privati e imprese, sempre poco gratificati dalle remunerazioni dei loro conti, non debbano essere tra i beneficiari degli ultimi successi dei loro istitutiSta, ovviamente, nella sezione Finanza la copertina di questo numero dedicata a Carlo Messina, consigliere delegato di Intesa Sanpaolo e Carlo Cimbri, presidente del gruppo Unipol. Nei giorni del gran caos a Siena, Messina vede la necessità di una operazione straordinaria con Ca’ de Sass al centro. È allora che coinvolge la compagnia di Cimbri, come nel 2000. Nel 2016 il momento più nero, con la crisi delle popolari e delle casse di risparmio, cui sarebbe seguito l’intervento dello Stato in Mps e il maxi aumento di capitale di Unicredit. Ma da allora gli istituti di credito italiani hanno cambiato pelle: fanno acquisti in Germania e rafforzano la struttura domestica.