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Oggi Il Tempo vi propone due documenti di eccezionale rilievo: un’analisi di Luigi Bisignani sul rischio che il «partito francese», persa la mano di poker sulle banche, possa cercare rivincite in altri ambiti decisivi; e poi un saggio geopolitico di Gianni Pilo su tutte le insidie strategiche della linea francese in un quadro internazionale che è già stracarico di incognite. Dopo di che, non dimenticate il «fattore umano», che è sempre decisivo. E allora ecco una domanda e una risposta facile (e inquietante) su un tema delicatissimo: quando è che un uomo politico diventa pericoloso per se stesso e per gli altri? Lo diventa quando è disperato, quando sente di non avere una prospettiva, quando ha smarrito una bussola: e dunque quando di conseguenza - è in cerca di un’avventura, di un gol in rovesciata, di un’impresa miracolosa che lo renda di nuovo magicamente popolare, di una «droga» potente che lo scuota - metaforicamente - dalla situazione di «down» in cui è precipitato. È questa- senza girarci troppo intorno - la condizione politica in cui si trova Emmanuel Macron. Livelli massimi di impopolarità in patria; mezza Francia in fiamme; immigrazione e estremisti islamici fuori controllo; economia debolissima; sistema produttivo alle corde. Nel frattempo, tutta la retorica riformista che aveva accompagnato la sua ascesa politica è miseramente evaporata: peggio, il solo rievocarne il ricordo produce nei francesi rigetto e rabbia.