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Danilo di Diodoro
Atteggiamento ipocondriaco, tendenza a somatizzare, incapacità di esprimere le emozioni: le sindromi psicosomatiche colpiscono il 30 per cento delle persone. Ma se osservate con i corretti criteri diagnostici possono essere trattate efficacemente
Nella vita si verificano eventi sfavorevoli che lasciano strascichi psicologici. Ne possono derivare veri problemi psichici, o solo disagi e malesseri che tendono a sfuggire ai correnti sistemi diagnostici e all’occhio clinico del medico. Ci si può sentire esausti o addolorati, senza che siano soddisfatti i criteri per un disturbo d’ansia o depressivo, si possono avere disturbi di stomaco o intestinali senza che siano rilevabili alterazioni a esami di laboratorio o a indagini cliniche. Sintomi per i quali non si riesce a trovare una causa, neppure dopo un’accurata visita. Un termine inglese li definisce «medically unexplained physical symptoms», sintomi fisici che non hanno una spiegazione medica, e che non sono riferibili ad alcuna malattia conosciuta. Si stima che circa il 30% delle persone che si presentano dal medico di famiglia lamenti sintomi di questo genere.
Identificare le sindromi psicosomatiche Una revisione sistematica pubblicata sul Journal of Clinical Psychiatry da Jenny Guidi dell’Università di Bologna, Nicoletta Sonino dell’Università di Padova e Giovanni Fava della State University of New York di Buffalo, mette in evidenza come questi disturbi possano essere meglio affrontati se osservati non alla luce di criteri e sistemi diagnostici correntemente usati in Medicina e in Psichiatria, ma in base ai cosiddetti Diagnostic Criteria for Psychosomatic Research (DCPR - in italiano Criteri Diagnostici per la Ricerca in Psicosomatica). È un riferimento diagnostico che consente di identificare e classificare specifiche sindromi psicosomatiche. Sviluppati nel 1995 da un gruppo internazionale di medici e ricercatori guidato da Giovanni Fava, il loro scopo principale è tradurre le variabili psicologiche e psicosociali in categorie cliniche operative. Dicono gli autori della revisione: «Questa prima revisione sistematica della ricerca clinica degli ultimi 30 anni conferma la rilevanza di queste sindromi in diversi setting medici e supporta il valore aggiunto che offre questo sistema diagnostico quando viene affiancato alla valutazione psichiatrica standard. In effetti, l’affidamento esclusivo ai sistemi diagnostici tradizionali ha ristretto la valutazione clinica a un numero limitato di sintomi, inducendo a tralasciare il ruolo di fattori psicosociali quali il peso cumulativo di cambiamenti di vita e stress cronico - il cosiddetto il carico allostatico - gli stili di vita, le manifestazioni psicologiche subcliniche, gli atteggiamenti e i comportamenti che le persone hanno nei confronti della malattia».






