COMOÈ di nuovo tensione alle stelle sui ristorni. Com’era ampiamente prevedibile i tre principali partiti dell’area di centro e di destra — PLR, Il Centro e la Lega dei Ticinesi - hanno formalmente depositato una mozione al Gran Consiglio che chiede al Consiglio di Stato di valutare la sospensione, totale o parziale, dei ristorni finanziari destinati all’Italia. Alla base dell’atto parlamentare, cofirmato da autorevoli esponenti delle tre forze politiche, vi è la forte e persistente contestazione contro la cosiddetta "tassa sulla salute" introdotta dal governo di Roma. Secondo l’analisi dettagliata contenuta nella mozione, questo nuovo prelievo economico applicato sui lavoratori transfrontalieri presenta pesanti criticità sotto il profilo giuridico. La misura italiana, infatti, potrebbe rivelarsi del tutto incompatibile sia con il recente accordo fiscale sui frontalieri siglato tra Svizzera e Italia, sia con il più ampio Accordo sulla libera circolazione delle persone (Alc) in vigore tra la Confederazione ed il blocco dell’Unione Europea. Questo passo istituzionale non giunge isolato, ma si inserisce nel solco di una precedente mozione. I firmatari evidenziano come la tassa colpisca in modo specifico chi lavora in Svizzera, imponendo un costo supplementare legato unicamente all’attività transfrontaliera. Oltre all’aspetto fiscale, a destare profonda perplessità è la destinazione d’uso del gettito accumulato dall’Italia. Le risorse raccolte dovrebbero servire a finanziare bonus e incentivi salariali per il personale medico e infermieristico italiano operante nelle strutture sanitarie delle fasce di confine. Si configurerebbe così un paradosso concorrenziale: lo Stato italiano utilizzerebbe i fondi prelevati dai lavoratori in Svizzera per trattenere il proprio personale d’oltreconfine. Ro.Ca.
Il Centrodestra ticinese minaccia: "Ristorni verso l’Italia congelati"
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