Un’immagine del film di animazione ’Pinocchio’, realizzato da Enzo D’Alò con i disegni di Lorenzo Mattotti e le musiche di Lucio Dalla. Stasera sarà presentato a Pesaro per festeggiare i 200 anni dalla nascita di Collodidi Giovanni Bogani
Duecento anni fa nasceva a Firenze Carlo Lorenzini, il giornalista, scrittore e patriota che il mondo avrebbe conosciuto come Carlo Collodi. E questa sera, alla Mostra internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, il compleanno del padre di Pinocchio viene celebrato con la proiezione di una delle più amate versioni cinematografiche del burattino: quella realizzata da Enzo D’Alò, con i disegni di Lorenzo Mattotti e le musiche di Lucio Dalla. Un film che nel 2013 conquistò l’Efa, l’Oscar europeo dell’animazione, e che nasce da un profondo viaggio dentro la Toscana di Collodi. Ne parliamo con il regista Enzo D’Alò.
Quanto è importante la Toscana nel suo Pinocchio?
"È stata fondamentale. Siamo partiti proprio dai luoghi che Collodi conosceva e frequentava. Abbiamo fatto un lungo lavoro di ricerca, visitando la costa toscana, da Castiglioncello fino al Bolgherese. Abbiamo fotografato paesaggi, colori, atmosfere. Volevo che il film respirasse la stessa aria del libro. ’Pinocchio’ è forse il libro più toscano della letteratura italiana. Nella lingua, piena di espressioni popolari e vernacolari. E nei luoghi che hanno ispirato Collodi".









