BELLUNO - Sposati per 24 anni, ma per la Chiesa quel matrimonio non è mai esistito: l'incredibile scoperta di una coppia dopo il divorzio. Hanno celebrato le nozze nel 2002 davanti a parenti, amici e testimoni, ma oggi emerge un clamoroso errore: l'atto non sarebbe mai stato trascritto negli archivi ecclesiastici. Un caso che apre interrogativi giuridici, morali e religiosi. Per ventiquattro anni, hanno creduto di essere marito e moglie a tutti gli effetti. Hanno pronunciato il loro “sì” davanti all'altare. Eppure oggi, a distanza di quasi un quarto di secolo, scoprono che per la Chiesa quel matrimonio potrebbe non essere mai esistito.
Ladri al banchetto di nozze: svuotata l’auto degli sposiLa vicenda È una vicenda che ha dell'incredibile quella che vede protagonisti lui, 57 anni, originario di Foggia, noto professionista, con attività di commercialista tra Belluno e Catania, e che per circa dieci anni ha vissuto a Dosoledo, in Comelico, dove il padre prestava servizio militare, e lei, 49 anni, anch'essa libera professionista. La coppia aveva celebrato il matrimonio civile nell'aprile del 2001 e, l'anno successivo, nell'aprile del 2002, aveva scelto di coronare la propria unione con una cerimonia religiosa in una prestigiosa villa romana. Un doppio rito, civile e canonico, come avviene per migliaia di coppie italiane, anche se la stragrande maggioranza sceglie la formula del rito concordatario. Dopo molti anni insieme, però, il rapporto si è incrinato. I due hanno deciso prima di separarsi e successivamente di divorziare. Ottenuto lo scioglimento del vincolo civile, la donna ha avviato le procedure per chiedere alla Sacra Rota Romana la dichiarazione di nullità del matrimonio canonico, sostenendo l'esistenza di un possibile vizio del consenso e considerando anche l'assenza di figli dalla loro unione. È stato proprio durante questo iter che è emersa la sorprendente anomalia. Nei giorni scorsi la donna si è recata presso la Chiesa dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, nella diocesi di Roma Nord, per richiedere il certificato di matrimonio necessario alla pratica. Una richiesta apparentemente ordinaria che si è trasformata in una scoperta sconcertante. Quando il segretario dell'Ufficio della Diocesi di Porto Santa Rufina, presso la Giustiniana, ha effettuato le verifiche negli archivi ecclesiastici, è rimasto senza parole. Del matrimonio celebrato nel 2002 non risulta alcuna traccia ufficiale. Nessuna annotazione. Nessuna registrazione. Nessun atto. Secondo la ricostruzione più plausibile, il sacerdote delegato a celebrare il rito avrebbe omesso di trascrivere l'atto di matrimonio nei registri ecclesiastici, un adempimento essenziale affinché il sacramento risulti formalmente documentato. Una dimenticanza che oggi rischia di produrre conseguenze imprevedibili. Il nodo «Da una parte – spiegano dallo studio legale associato Chiara Missori Alessandro Romano di Roma, che assiste la donna – vi è una celebrazione realmente avvenuta, alla presenza di testimoni, invitati e fedeli, con l’immancabile servizio fotografico. Dall'altra, però, vi è l'assenza totale di documentazione ufficiale negli archivi della Curia. Una situazione che pone interrogativi tanto delicati quanto complessi. La vicenda è straordinaria e, soprattutto sotto il profilo giuridico, il caso assume contorni eccezionali. Nel diritto, infatti, la mancanza di un atto essenziale può incidere profondamente sull'esistenza stessa del rapporto giuridico. Non a caso alcuni osservatori definiscono questa situazione con la formula latina “tamquam non esset”, come se il matrimonio celebrato e non trascritto non fosse mai esistito. Resta tuttavia un elemento che nessun registro potrà cancellare: per ventiquattro anni due persone hanno vissuto nella convinzione di essere unite anche davanti a Dio. E oggi si trovano di fronte a un paradosso che va oltre le carte bollate e gli archivi ecclesiastici, trasformandosi in un vero e proprio dilemma morale oltre che giuridico. Allo stato attuale la donna non sa se potrà o meno sposarsi nuovamente in chiesa, visto che da una parte ufficialmente non risulta nessun matrimonio ma, moralmente e religiosamente, 24 anni prima è stato pronunciato il fatidico “sì”. Un dilemma morale, prima che giuridico, che appare di non facile soluzione».






