Ponte San Pietro (Bergamo) – Veder apparire il prezzo del vestito sul monitor della cassa del negozio dopo aver passato il codice a barre sotto lo scanner. Scattare una foto al vestito, una volta acquistato, senza porsi il problema di salvarla nella memoria dello smartphone perché è ovvio che ci resti. Pubblicare quella foto sui social quando lo si indossa per la prima volta. Chiedere a ChatGpt o Claude di rendere più accattivante quella foto quando scocca l’ora di rivendere il vestito su Vinted. Rispondere in mail o chat all’acquirente, deciso a restituire il vestito perché in foto pareva meglio. Rimborsarlo tramite home banking. Guardare un film in streaming per scordarsi l’affare sfumato.

Nulla di tutto questo sarebbe possibile se intorno alle nostre città non ci fossero i Data Center.

Il data center di Aruba a Ponte San Pietro (Bergamo) - Foto De Pascale / Ansa

È proprio ad un Data center che lo scanner della cassa invia le informazioni dell’etichetta perché siano tradotte in un prezzo. È in un Data Center che risiede e lavora il cloud che archivia le foto nello smartphone perché siano sempre pronte all’uso. Passa da un Data Center quello che vediamo sui social e che movimentiamo sul conto corrente on line. È di nuovo il Data Center a consentire a ChatGpt e all’intelligenza artificiale di essere generativi. Di generare foto accattivanti.