Alla fine gli show negli stadi si assomigliano tutti, anche se c’è chi vola in cielo, chi punta sui balletti e gli smutandamenti, chi su una narrazione collaterale in cui impaginare le proprie canzoni. I concerti di Eros Ramazzotti portano nei campi di calcio la stessa filosofia messa in atto nei palazzetti dello sport, concependo il live come un abbraccio, come il tentativo di ridurre, se non azzerare, la distanza con il pubblico. Certo, ci sono i cinque maxischermi, per una superficie complessiva di 480 metri quadrati, che rimandano l’immagine del divo che festeggia i quarant’anni - intanto sono diventati 41 - di «Una storia importante», ma vuoi mettere quando lui usa le due passerelle protese verso il pubblico, e, ancor di più, quando lo fende senza mai smettere di cantare?

Nella festa, andata in scena ieri sera al Diego Armando Maradona davanti a quarantamila spettatori di osservanza ramazzottiana (comodamente seduti anche sul parterre, caso unico in questa stagione partenopea), i sorrisi e le canzoni trovano impaginazione sui suddetti schermi con inviti alla pace e la tutela dell’ambiente, riflessioni sull’infanzia maltrattata, che si alternano a immagini private, dalla figlia Aurora al nipotino Cesare Augusto. Ma alla fine quel che conta è dar vita a una karaoke multigenerazionale, intergenerazionale. Eros ci mette la voce inconfondibile ed il repertorio di successi, ma anche la chitarra, divertendosi non poco sulla sei corde, affiancato da Luca Scarpa alla direzione musicale e alle tastiere, Christian Rigano alle tastiere, Brian Frasier Moore alla batteria, Paolo Costa al basso, Giorgio Secco e Antonio Cirigliano alle chitarre, Ramon Montagner alle percussioni, Marco Scipione ai sassofoni, Alessandro Lopane alla chitarra e ai cori, insieme a Monica Hill, Zoe Ranno (figlia di Mario Biondi) e Sara Deop. Dopo «Taxi story» arriva subito «Quanto amore sei» e lo stadio che porta il nome del D10s si accende per non spegnersi più, anche perché in «Un cuore con le ali» spunta l’omaggio all’amico Pino Daniele con cui si esibì qui (Jovanotti terzo complice) nella notte del 13 giugno 1994. «A me me piace ‘o blues» risuona in quello che un tempo si chiamava San Paolo: «E sona mo’, sona mo’ sona mo’», urlano Ramazza e la sua folla. «Napoli ti amo, dopo tanti anni sono qui con voi». Poi lo spettacolo riprende il suo corso. Il canzoniere è melodico, gli arrangiamenti sono potenti, internazionali come la produzione, con il sax più volte in bella mostra. «Un’emozione per sempre», «Stella gemella», «L’Aurora», «Adesso tu» (a sorpresa in duetto con Gigi D’Alessio, in serata libera dai dieci show casertani, meglio approfittarne anche per un medley di «Un nuovo bacio», «Non dirgli mai» e «Annare»’), «Musica è», «Un’altra te» (con coda di «No womano no cry»), «Terra promessa» (con Stefano Di Battista al saxR), «Fuoco nel fuoco», «Cose della vita», «Più bella cosa»... Ma lo spazio d’onore è riservato a «Una storia importante», che al Sanremo 1985 arrivò sesta, dopo la vittoria tra le Nuove Proposte dell’anno precedente con «Terra promessa». Le canzoni si prendono le loro rivincite: basti vedere la classifica di quell’edizione condotta da Pippo Baudo. Vinsero i Ricchi e Poveri di «Se m’innamoro», davanti a Luis Miguel («Noi, ragazzi di oggi»), Gigliola Cinquetti («Chiamalo amore»), Riccardo Fogli («Sulla buona strada» e Christian(«Notte serena»). Serate amarcord a parte, nessuno di quei brani è più in circolazione, tantomeno al centro di un tour che tocca quattro continenti e mira al traguardo di un milione di spettatori. Anche per questo Eros abbraccia forte il suo pubblico. Un modo per ringraziarlo e dare appuntamento alla prossima volta, alla prossima storia importante.