CANDIOLO (TORINO) – Questa parola, cancro, da guardare negli occhi. Senza paura di sillabarla e scomporla nelle sue parti, perché questo accade nei 41 laboratori di ricerca dell’Istituto di Candiolo: qui dentro il cancro viene studiato, “riprodotto” e “coltivato” in una sorta di archivio dei tumori. Si chiama oncologia di precisione e si svolge nella Biobanca, cioè l’archivio biologico dove i tessuti tumorali donati dai pazienti diventano il terreno di studio e di confine perché questa parola, cancro, un giorno sia solo un vocabolo curabile tra i molti. Ma curabile lo è già, tantissimo.
L’ospedale diverso dagli altri
La Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro è stata fondata da Allegra Agnelli nel 1986 ed è, dunque, una splendida quarantenne. E da trent’anni esiste l’Istituto di Candiolo, l’ospedale diverso dagli altri perché qui si fanno, insieme, cura e ricerca. Studiosi italiani, che si erano aggiunti ai tanti in fuga verso laboratori, centri di ricerca e università straniere, sono diventati cervelli di ritorno e oggi formano una schiera di 314 persone, età media inferiore ai 35 anni: i cavalieri che faranno l’impresa, presto o tardi.
Allegra Agnelli, presidente della Fondazione, con Jannik Sinner che è stato coinvolto nel progetto durante le Atp Finals dello scorso novembre










