Nuovo nome, e raddoppio. Quarant’anni di cura, ricerca e visione portano la «Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro» a cambiare nome e a diventare «Fondazione Allegra Agnelli per la Ricerca sul Cancro–Candiolo». L’annuncio è stato dato oggi a Candiolo, insieme alla presentazione del nuovo ampliamento: un ulteriore orizzonte per fare di Candiolo uno dei centri di ricerca oncologica più avanzati a livello internazionale. Presente il presidente della Regione, Alberto Cirio. Il piano Il nuovo piano di sviluppo 2026–2035 prevede infatti un investimento complessivo di oltre 200 milioni di euro per ampliare e riqualificare l’Istituto di Candiolo-IRCCS. Entro il 2035, la superficie passerà da 60.000 a oltre 95.000 metri quadrati con nuovi spazi per la ricerca e la degenza oncologica. Particolarmente significativo sarà il nuovo Hospice, concepito come uno spazio raccolto e domestico in cui la presenza dei familiari possa accompagnare i pazienti con serenità, rispetto e dignità.
Quando è stata posata la prima pietra A rendere possibile questo nuovo orizzonte sono quarant’anni di storia, basati sulla generosità di centinaia di migliaia di donatori. Nata nel 1986 dall’intuizione della sua Presidente Allegra Agnelli, la Fondazione ha costruito un luogo in cui cura e ricerca si incontrano ogni giorno con un unico obiettivo: portare a tutti i pazienti le terapie più efficaci nel minor tempo possibile. Da quella che in molti ritenevano un’impresa impossibile ha preso forma Candiolo: la dimostrazione concreta di cosa significhi restare fedeli ai valori originari – umanità, impegno, responsabilità – senza smettere di crescere, innovare e guardare avanti. Qual è l’obiettivo dell’istituto Allegra Agnelli, presidente Fondazione Allegra Agnelli per la Ricerca sul Cancro: «Quarant’anni fa, quando ho immaginato per la prima volta quello che sarebbe diventato l’Istituto di Candiolo, molti mi dissero che era una follia. Costruire dal nulla un centro oncologico all’avanguardia in Piemonte, finanziato interamente dalla generosità di privati cittadini, sembrava un’impresa impossibile. Eppure, mattone dopo mattone, donazione dopo donazione, anno dopo anno, è diventata oggi una realtà di eccellenza riconosciuta. Dobbiamo andare avanti, finché il cancro non sarà vinto».










