«Non parlatemi più di autismo = inclusione: è solo ipocrisia sulla bocca di tutti». Lo dice fuori dai denti, e con un timbro di voce davvero indignato, Stefania Petrucci, residente a Tufo, mamma di un bimbo autistico che nessun campo estivo del circondario finora ha voluto accogliere. Finita la scuola è iniziato l'incubo per la giovane che deve riorganizzare la sua vita di donna che lavora e che deve soprattutto portare avanti gli impegni familiari e quelli delle terapie del piccolo Carmine, l'unico figlio, affetto da spettro dell'autismo.

«Francamente - dice Stefania- è una farsa quando si fa la giornata dell'autismo o quella dei calzini spaiati o quando si inaugurano le panchine blu o si illuminano palazzi e monumenti col colore dell'autismo per sensibilizzare le comunità. E' solo una presa in giro, perché la realtà, almeno qui da noi è ben altra, e io la sperimento già da qualche anno, da quando ho scoperto che mio figlio è autistico. A che serve allora fare queste passerelle quando si nega a un bambino di andare in una ludoteca privata perché non c'è personale adeguato e formato per seguire chi è 'diverso', o semplicemente speciale». Autismo, il Comune di Albanella promuove la costruzione di un polo per il “Dopo di noi” Gli occhi si gonfiano di pianto, ma Stefania ricaccia indietro le lacrime. E lo fa per una questione di dignità materna. L'inclusione è ancora lontana mentre la mamma di Carmine è consapevole che non ha nessuno davvero vicino che può risollevarla dalle fatiche quotidiane di genitrice costretta a convivere, e a scontare sulla propria pelle, una serie di disagi e disservizi per quel figlio autistico che sconta il gap di chi vive in periferia e non può usufruire di strutture adeguate al suo caso. Stefania ha avuto il coraggio di denunciare, in maniera composta, un malessere che la accomuna ad altre mamme di bimbi autistici 'messi fuori' da strutture ludico-ricreative private, come pure dai campi estivi, solo perché non ci sono figure professionali in grado di seguire e di gestire i casi come quello di Carmine. «Di inclusione qui non c'è nulla, proprio nulla - asserisce ancora la giovane donna -, e io lo posso testimoniare, oltre alla recentissima esperienza di esclusione di mio figlio dalle ludoteche private che funzionano d'estate in alternativa alla scuola pubblica. Dovete solo vergognarvi, e vorrei dirlo ai quattro venti, perché sapete riempirvi la bocca con la parola inclusione, quando in realtà siete per l'esclusione, l'emarginazione». “Autismo e Futuro”: all’IC2 Panzini esperti e istituzioni tracciano nuove strade per l’inclusioneTira fuori tutta la grinta che ha in corpo Stefania Petrucci. E lo fa per difendere i diritti di Carmine, e di tutti i bambini autistici come lui che vivono la sua condizione, specie d'estate, di privazione di frequentazione di centri privati dove si svolgono attività ludico didattiche e ricreative destinate all'infanzia. Per Stefania il periodo estivo diventa così un calvario dovendo far coincidere gli impegni lavorativi e quelli familiari, che sono sicuramente i più gravosi. E non potendo appunto contare su una rete di servizi e di solidarietà deve fare di necessità virtù. E rimboccarsi le maniche, e soprattutto non far pesare a Carmine questa triste condizione che sa più di emarginazione che di inclusione. Stefania comunque non si arrende: lo fa solo per amore di quell'unico figlio che è la ragione della sua vita di giovane donna che pure ha sofferto tanto dopo la perdita, in tenera età, del papà. «Sono abituata a combattere, e a vedermela da sola - ha dichiarato infine Stefania Petrucci- , ma non è normale che ai giorni nostri avvengano ancora simili nefandezze ai danni di un bambino che necessita di maggiori attenzioni e premure solo perché ha lo spettro dell'autismo. Non si possono mica ghettizzare. E' arrivato il momento che si faccia realmente qualcosa per favorire la loro completa integrazione e inclusione in qualsiasi ambiente, ludoteche private comprese».