All’inizio s’era pensato di rivestire le pareti del Palazzo dei Diamanti con una carta da parati che riproducesse le opere di Warhol; ma, malgrado Luciano Anselmino non badasse a spese (all’artista, cui aveva commissionato i centocinque ritratti dei «travestiti negri», pare avesse staccato un assegno da 900mila dollari), la soluzione si rivelò troppo impegnativa. Così si pensò di occludere coi manifesti della mostra i suoi passaggi interni, in modo che per passare da una sala all’altra bisognava squarciarli. Ricorda Franco Farina, allora direttore del Palazzo, che quando all’inaugurazione toccò farlo allo stesso Warhol, «all’inizio rimase perplesso, era una persona timida, inoltre aveva una corporatura esile e ci voleva una certa energia per sfondare gli strati dei manifesti che si erano induriti durante la notte, ma poi capì il gioco, e anche l’allusione».

La scena, con quel sorriso incerto che incrina appena la plastificata facies brevettata dall’artista, si vede bene nel video che accompagna il re-enactement «aumentato» di Andy Warhol. Ladies and Gentlemen (a cura di Chiara Vorrasi, sino al 19 luglio a Ferrara, Palazzo dei Diamanti; catalogo Ferrara Arte, pp. 271, ill. col., € 35,00); mentre in catalogo sono riprodotti gli scatti del giovane Dino Pedriali, coi lembi dei manifesti squarciati. Quel 25 ottobre 1975 – quando Warhol con la sua crew era sbarcato a Ferrara, in un tripudio di flash, dal jet privato messogli a disposizione da Gianni Agnelli – lo stesso Pedriali aveva appena ritratto Pier Paolo Pasolini: il quale gli aveva raccomandato di fotografarlo nudo dall’esterno della Torre di Chia, come se lo stesse spiando di nascosto. Pasolini pensava di inserire quelle immagini in Petrolio, e i due erano d’accordo per vedersi al ritorno di Pedriali da Ferrara, e di Pasolini da un viaggio in Svezia, ma non fecero in tempo. Una settimana dopo quella vernice così glamour, infatti, esplose la notizia dell’«atrocissimo fait divers», come lo chiamerà Gianfranco Contini, dell’Idroscalo di Ostia.