C’è una mostra, nel centro storico, dove Andy Warhol non si limita a guardarti dalle pareti: sembra parlare. Succede al Mug2 dove fino al 28 giugno ’Omaggio a Warhol e all’universo pop’ trasforma le sale del Palazzo Vescovile in un gigantesco cortocircuito visivo tra arte, pubblicità e cultura contemporanea. 42 opere della Fondazione Mazzoleni e di collezioni private invadono gli ambienti con i colori acidi e seriali. Marilyn Monroe che si moltiplica all’infinito, Mao trasformato in icona globale, i Flowers dai toni irreali e soprattutto lei, la lattina di Campbell’s Soup che ha cambiato per sempre la storia dell’arte contemporanea. Ma la storia più sorprendente è contenuta in una lettera battuta a macchina da un dirigente americano che, nei primi anni Sessanta, intuì qualcosa che il mondo ancora non aveva compreso: quel giovane artista pallido e ossessionato dalle immagini seriali non stava prendendo in giro il consumismo. Lo stava trasformando in immortalità culturale. "Le sue opere hanno destato molto interesse qui alla Campbell Soup Company" scrive William MacFarland ad Andy Warhol . Poi la frase che oggi suona incredibilmente moderna: "Mi permetto di farle avere un paio di casse della nostra zuppa". Altro che scandalo o diffide legali. La Campbell Soup Company aveva già capito tutto. Aveva intuito che quelle lattine dipinte stavano regalando al marchio qualcosa di infinitamente più potente della pubblicità: un posto nella storia della cultura mondiale. Ed è proprio quella lettera uno dei pezzi più curiosi del percorso espositivo. Un dettaglio che rende ancora più evidente quanto Warhol fosse avanti rispetto al suo tempo. Quando nel 1962 iniziò a riprodurre in serie le Campbell’s Soup, il mondo dell’arte rimase scioccato. Il supermercato entrava improvvisamente nei musei. Un prodotto industriale diventava arte con la trasformazione del consumo quotidiano in immagine globale. "È un aspetto che colpisce il pubblico – spiega Clara Mallegni, direttrice del Mug2 (nella foto) – perché racconta quanto Warhol fosse avanti. Oggi siamo abituati a vedere aziende che collaborano con influencer e creator, ma in fondo tutto nasce già lì, in quel dialogo tra arte, immagine e comunicazione commerciale".
Andy Warhol, l’arte si fa prodotto. Le icone della pop art e il manager della Campbell
La lettera con cui il dirigente regalò una cassetta di zuppa al genio che cambiò la comunicazione. Al Mug 2 in mostra fino al 28 giugno: 42 opere che rivoluzionarono il mondo della pittura.










