Nello stanzino sul retro dell’auditorium di via della Conciliazione decine di cronisti cercano di seguire in streaming quello che succede al di là di una porta che non possono aprire. La connessione è lenta, l’audio va a singhiozzi, il video si ferma in continuazione. I ragazzi dello staff non hanno spiegazioni da offrire, ma l’addetto della security è molto solerte nell’indicare i punti in cui non si può sostare. Almeno c’è l’aria condizionata.
DENTRO, sul palco, c’è il generale Roberto Vannacci nel giorno del lancio ufficiale della sua creatura, Futuro Nazionale, la next big thing della politica italiana. A destra. Tanto a destra. Con ambizione. Vannacci non risponde mai chiaramente a chi gli chiede se il suo partito voglia o meno stare in coalizione con il nucleo storico del vecchio centrodestra: «Non ho detto la parola “mai”. Sono pronto a collaborare con chiunque sia disposto ad accettare le nostre convinzioni, che però sono linee rosse, io non le cambio». E comunque, aggiunge, «gli altri leader li avevo invitati». La domanda forse andrebbe fatta al contrario, come il mondo che vede il generalissimo: vuole il centrodestra allearsi con lui? Lui che guarda i sondaggi e gode, lui che va in televisione e fa sfracelli, lui che annusa l’aria e sa di avere un popolo alle spalle. Lui che quella coalizione vorrebbe guidarla.












