Il campo di battaglia ha dimostrato che la formidabile alleanza israelo-americana non è quale si pretendeva all’inizio del conflitto: né onnipotente né solidissima. E le monarchie del Golfo sono furenti con Trump e con Netanyahu per averli coinvolti nel conflitto, ora quei sovrani dovranno trovare il modo di convivere con il nemico di sempre, l’Iran. L’occasione la offrirà la necessità di inventare un patto regionale per la navigazione di HormuzLa pace non è stata ancora firmata ma il dopoguerra sembra già cominciato e si può scommettere che non mancherà di sorprenderci. Innanzitutto perché il campo di battaglia ha dimostrato che la formidabile alleanza israelo-americana non è quale si pretendeva all’inizio del conflitto: né onnipotente né solidissima. La sua indiscussa superiorità tecnologica deriva dall’impiego di armi certo dominanti, ma costosissime e contrastabili con armi molto più economiche. Quando occorre un missile Patriot daPer continuare a leggere questo articoloSei già abbonato?Guido RampoldiScrittore e giornalista. Dal 1987 al 2011 ha seguito tutti i più importanti eventi di politica estera, prima per "La Stampa" e poi per "La Repubblica". Inviato speciale, editorialista e war-correspondent, ha vinto alcuni tra i maggiori premi di giornalismo, tra i quali il Barzini e il Mad David. Laureato in Filosofia, ha pubblicato saggi sullo sterminio come pratica ‘politica’ dal dopoguerra ad oggi (L'innocenza del Male, Laterza 2004) e sull'uso politico degli idrocarburi nel mondo contemporaneo (I giacimenti del potere, Mondadori 2006). Un suo romanzo ambientato in Afghanistan (La mendicante azzurra, Feltrinelli 2008) ha vinto il Premio Bagutta opera prima. Il suo successivo romanzo (L'acrobata funesto, Feltrinelli 2012) è stato letto come una satira del giornalismo corrente.