Perugia, 13 giugno 2026 – Avvocato Francesco Mangano: lei assiste la famiglia di Andrea Prospero, che si è ucciso a 19 anni, a Perugia si processa Emiliano Volpe, un coetaneo, per “aver rafforzato” quel proposito di togliersi la vita, mediante l’assunzione di farmaci. Questa storia toglie il fiato. Come va raccontata?

“Andrea era un ragazzo fragile, come tanti altri. Un ragazzo educato, a modo, arrivato a Perugia da Lanciano, un piccolo paese nella provincia di Chieti, in Abruzzo. Affrontava la sua timidezza come tanti, navigando in Rete. E lì si è imbattuto in qualcuno che lo ha indirizzato e gli ha fatto credere di poter guadagnare facilmente. Così è stato adescato per far parte di gruppi che poi si sono rivelati essere dediti al phishing e a truffe di piccolo cabotaggio. Poi è incappato in altri coetanei e qualcuno si è approfittato della sua fragilità”.

Il centro di questa tragedia è il web?

“Ho già adottato questa metafora: la Rete è una grande opportunità ma quell’oceano nasconde anche un abisso. Andrea Prospero ci è finito dentro. Quando ha alzato la mano per chiedere aiuto e risalire a galla, qualcuno lo ha affossato, giocando sulla sua fragilità”.

Le chat diventate pubbliche tolgono il fiato. Raccontano una morte in diretta.