BOLOGNA – "Io all'inizio della mia carcerazione, che è durata 12 anni e mezzo, pensavo che la mia vita fosse finita. Oggi mi sto rialzando, e ringrazio tutti per la vita che mi hanno ridato oggi". Raphael Oloyede è un ex detenuto coinvolto nel progetto FID - Fare impresa in Dozza, e oggi lavora come operaio per Marchesini Group, il colosso meccanico del packaging.
Fid è l'impresa sociale bolognese che insegna ai detenuti un lavoro per cercare di ridare a queste persone un'opportunità, una volta finita la pena. Ed è su questa bella storia che si è concentrato l'incontro "La libertà è partecipazione" di RepIdee, moderato da Giovanni Egidio caporedattore di Repubblica Bologna. Fid è attiva dal 2013 all’interno del carcere della Dozza di Bologna e nasce da un’iniziativa di esponenti del mondo industriale e sociale, tra cui Alberto Vacchi di Ima, Isabella Seràgnoli di Coesia e Maurizio Marchesini di Marchesini. E' partecipata da queste aziende, cui si sono aggiunge nel corso del tempo Faac e Granarolo, che di recente ha aperto un caseificio nell'istituto che produce caciotte. Fid opera come una vera e propria impresa produttiva, fornendo componenti alle aziende socie, e favorisce il reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti una volta scontata la pena. A oggi ha già formato e occupato oltre 70 persone.







