La scena è ancora lì, una delle più memorabili della recente politica calabrese.Ottobre 2025, ultimi giorni di campagna elettorale. Pasquale Tridico propone di sospendere il bollo auto ai calabresi con redditi bassi finché strade e trasporti resteranno quelli che sono.Roberto Occhiuto, dal palco, liquida la proposta come una favola. Roba da “Cetto La Qualunque”, dice. E se la campagna fosse durata un’altra settimana, quello lì avrebbe promesso pure di imbiancare le case a tutti. Risata generale. Il bollo, spiega il presidente, una Regione non lo può toccare. Punto.Giugno 2026, otto mesi dopo. Stesso Occhiuto, stessa idea, palcoscenico diverso: un’intervista al Messaggero. Solo che adesso la promessa diventa una misura “smart, sexy, impattante”, una “mossa alla Berlusconi” da inserire nella prossima manovra. E con sincerità, il governatore ammette: “In campagna presi in giro il mio avversario, Tridico, che propose l’eliminazione del bollo. Non sapeva che una Regione non può farlo”.
Il costume di Cetto
Si dà il caso che il personaggio di Antonio Albanese, evocato allora per sfottere Tridico, avesse uno slogan diventato proverbiale: cchiù pilu pe’ tutti. Più benessere per tutti, purché nessuno chieda come e con quali soldi.Ecco. Oggi è il presidente a proporre l’abolizione del bollo e a presentarla come una scelta di visione politica. Il paradosso è che la promessa giudicata populista otto mesi fa viene oggi riproposta come una trovata vincente. Il costume di Cetto, insomma, finisce addosso a chi lo aveva usato come bersaglio.










