Il Fatto e la querela ai magistrati

Stefano Giordano

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Mentre queste righe vanno in stampa, è probabile che il Tribunale di Sorveglianza di Milano abbia già dichiarato estinta la pena di Nicole Minetti. L’udienza era fissata per il 12 giugno: pochi minuti d’aula, formula breve, sostanza definitiva. Prendendo atto della grazia concessa da Sergio Mattarella il 18 febbraio, confermata dalla Procuratrice Generale Francesca Nanni all’esito di accertamenti affidati a Carabinieri e Interpol. Risultato: i fatti pubblicati dal Fatto Quotidiano «non corrispondono al vero». Parole della Procuratrice, nero su bianco.

Dall’altra parte, Marco Travaglio. A Otto e Mezzo, a diMartedì, ovunque ci fosse un microfono, ha annunciato che il Fatto intende querelare la Procuratrice Nanni per diffamazione — colpevole di avere scritto che le sue notizie erano false. Ha anticipato procedimenti giudiziari. Ha ripetuto: «Quella cosa lì se la rimangiano, altrimenti li denunciamo». Ha definito «amante del brivido» il Capo dello Stato. C’è un punto fermo che ogni avvocato penalista impara al primo anno di pratica: le azioni giudiziarie non si annunciano. Si fanno.