Le diagnosi di tumore al colon-retto sfiorano i 50 mila casi l’anno in Italia. E la diagnosi della malattia passa dalla colonscopia, un esame endoscopico, ancora ad oggi il più affidabile per osservare l’intestino. Per nulla o quasi paragonabile alla colonscopia virtuale: un esame radiologico che consente di ottenere sì immagini dell’intestino, ma limitato per sensibilità e soprattutto che non consente di intervenire in caso di lesioni sospette.
Colonscopia reale o virtuale: esami a confronto
A chiarire ambiti di applicazioni e differenze tra colonscopia reale, il classico esame endoscopico, e quella virtuale (in cui di fatto si esegue una TC al colon), è Chiara Cremolini, ordinario di oncologia medica presso l’Università di Pisa e membro del direttivo nazionale di Aiom (Associazione italiana oncologia medica). “La colonscopia classica, ovvero l’esame endoscopico, ad oggi rimane il gold standard per l’esame dell’intestino - spiega a Salute - la colonscopia virtuale è limitata a casi selezionati, in una piccola percentuale”. Meno del 5%, stima l’esperta. E questo perché le controindicazioni all’esame tradizionale sono poche, ma soprattutto perché, al di là del nome, non c’è equivalenza tra le due tipologie di indagini.








