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Quando Widow’s Bay era uscita con i primi due episodi, alla fine di aprile, in molti non se l’erano filata e Apple TV non aveva fatto particolari sforzi per promuoverla. Da alcuni giorni però, soprattutto per effetto del passaparola, è diventata la serie della piattaforma più seguita al mondo e una delle meglio recensite in generale delle ultime settimane.

«Se posso permettermi, a mio parere, Widow’s Bay potrebbe benissimo essere la miglior serie in streaming degli ultimi tempi… e senza dubbio uno degli esempi più affascinanti di virtuosismo narrativo nell’horror», ha scritto il regista e sceneggiatore messicano Guillermo del Toro. È un’opinione rilevante, non solo per la reputazione di del Toro ma per il genere della serie, di cui è considerato esperto: un horror con elementi fantasy e folcloristici. A questi, Widow’s Bay aggiunge quelli classici della commedia americana, ma in modo calibrato ed eccezionalmente disinvolto, trovando un equilibrio abbastanza atipico nel genere della commedia horror. Che è anche il motivo per cui non ha molto senso paragonarla ad altre serie o film, anche se alcuni critici hanno citato Twin Peaks.

La serie è stata sceneggiata da Katie Dippold (Parks and Recreation) e diretta in parte da Hiro Murai (Atlanta, Station Eleven, The Bear). Racconta la storia del sindaco di una piccola città su un’isola senza wifi nel New England, padre e single, che va in brodo di giuggiole quando un giornalista del New York Times scrive che l’isola potrebbe diventare un’ambita meta turistica. C’è però il problema che Widow’s Bay (“la baia della vedova”) è maledetta. Il sindaco cerca di non crederci e di dissuadere gli abitanti più squilibrati da questa leggenda popolare, ma sull’isola in effetti cominciano a succedere cose poco spiegabili. La storia è un po’ come Lo squalo, ma dalla prospettiva del sindaco dell’isola, scrive The New Republic.