L’altoforno 1 dell’ex Ilva di Taranto resta sequestrato. Dopo i due no al dissequestro espressi dalla Procura di Taranto l’anno scorso e dopo il no del gip di Taranto, Mariano Robertiello, arrivato a febbraio scorso, il 13 giugno è arrivato anche il no della quarta sezione della Corte di Cassazione.

Ricorso respinto

Alla Suprema Corte si era rivolta l’azienda e ieri, 12 giugno, il ricorso è stato discusso nell’udienza davanti alla quarta sezione, presidente Donatella Ferranti. La motivazione della decisione della Corte si conoscerà fra 30 giorni e l’azienda una volta lette la motivazione deciderà cosa fa. Fonti vicine all’azienda evidenziano comunque che gli accertamenti tecnici sull’impianto disposti dall’autorità giudiziaria, sono finiti lo scorso aprile.

Esprimendosi lo scorso 12 febbraio e rigettando la richiesta di dissequestro dell’altoforno, il gip Robertiello ha scritto che «l’istanza di dissequestro non è fondata e deve essere rigettata». Inoltre, rilevò in quell’occasione il gip, «secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità, il sequestro probatorio deve essere mantenuto ogniqualvolta il bene sottoposto a vincolo conservi una concreta, attuale e non meramente potenziale attitudine a fungere da fonte di prova». È infatti «sufficiente - ha detto il gip - che residuino accertamenti non marginali la cui esecuzione richieda la conservazione materiale del bene nello stato in cui esso si trova».