La competizione tra Stati Uniti e Cina sull’intelligenza artificiale non si gioca più soltanto nei laboratori, ma nelle infrastrutture, nell’energia, nella finanza e nella capacità di trasformare innovazione in potere economico. Un nuovo report di JPMorgan mostra perché la vera partita è sempre meno tecnologica e sempre più sistemica

Quando una banca pubblica un report di oltre trenta pagine sulla rivalità tecnologica tra Stati Uniti e Cina, vale la pena fermarsi un momento. Non tanto per il contenuto in sé, quanto per ciò che racconta sullo stato del dibattito.

L’autore non è un laboratorio di ricerca, una Big Tech o un think tank specializzato in sicurezza internazionale. È JPMorgan Chase. E il fatto che una delle più grandi istituzioni finanziarie del pianeta abbia deciso di dedicare risorse a una lettura sistemica della competizione sull’intelligenza artificiale è probabilmente il primo elemento interessante della storia.

Negli ultimi anni abbiamo imparato ad associare l’AI ai modelli, ai chip e alle nuove applicazioni che arrivano sul mercato a una velocità impressionante. Il report parte invece da una constatazione diversa: l’intelligenza artificiale sta progressivamente diventando una variabile capace di influenzare crescita economica, investimenti, infrastrutture, sicurezza nazionale e politica industriale. Per questo motivo, limitarne l’analisi alla dimensione tecnologica rischia di offrire una fotografia parziale.