La tutela dei diritti delle persone Lgbt+ in Italia sta peggiorando. Nonostante nell’ultimo anno la Corte costituzionale abbia stabilito che le persone single, comprese le persone Lgbt+, possono adottare attraverso le procedure internazionali e che è legittimo per una coppia di donne riconoscere legalmente i figli nati tramite procreazione assistita all’estero, l’Italia retrocede dal 35° al 36º posto nella Rainbow Map 2026.La classifica, pubblicata ogni anno da Ilga, la maggiore organizzazione internazionale impegnata nella difesa dei diritti umani e civili delle persone Lgbt+, analizza le pratiche legali e politiche di 49 Stati europei. In calo per il secondo anno di fila, il punteggio che misura il rispetto e la tutela dei diritti Lgbt+ in Italia si ferma a 24 su 100.A partire dal 2013, primo anno in cui la Rainbow Map è stata pubblicata, l’Italia non ha mai eguagliato la media europea (quest’anno pari a 43 punti) con un punteggio massimo di 27 ottenuto solo nel 2014. Dietro di lei ci sono Lituania, Ungheria e Polonia, Paesi che portano avanti crociate decennali contro i diritti umani, le minoranze e i diritti sessuali e riproduttivi.Proprio quest’anno il governo Meloni non ha firmato una dichiarazione di condanna presentata da 20 Paesi dell’UE contro il divieto ungherese di celebrare le manifestazioni del Pride. Non solo, mentre in tutta Italia continuano a verificarsi episodi di violenza omobilesbotransfobica, per il secondo anno consecutivo il ministero dell’Istruzione ha omesso qualsiasi riferimento alla persecuzione della comunità arcobaleno durante l’Olocausto nella sua circolare ufficiale per la Giornata della Memoria. Lo stesso ministero sostiene una proposta che limita ulteriormente l’accesso all’educazione sessuale e affettiva nelle scuole citando preoccupazioni per le cosiddette «teorie sull’identità di genere». Dopo aver adottato una legge che criminalizza la maternità surrogata all’estero, il governo italiano si è anche impegnato in una campagna contro la maternità surrogata all’Onu.Al 35° posto, davanti all’Italia, c’è la Slovacchia, che ha introdotto emendamenti costituzionali che definiscono il sesso come immutabile e assegnato alla nascita, rendendo impossibile la rettifica anagrafica del genere sui documenti di identità e limitando la genitorialità legale a una madre e a un padre. A fondo classifica, si confermano per il secondo anno consecutivo Turchia, Azerbaigian e Russia, dove secondo Ilga «si registra un’allarmante escalation nei tentativi di smantellare i diritti». Dal 2025, in Russia, le organizzazioni Lgbt+ sono di fatto etichettate come «estremiste» e chi ne fa parte o ci collabora può essere punito penalmente.Al polo opposto, davanti a Malta e Islanda, conquista il primo posto la Spagna, che ha sancito la piena depatologizzazione delle persone trans nel sistema sanitario e adottato nuove tutele per le persone Lgbt+. Migliora anche l’Albania, che passa dal 26° al 24° posto dopo aver introdotto una legislazione che condanna la discriminazione basata su identità di genere, espressione di genere e orientamento sessuale. Repubblica Ceca e Lettonia guadagnano poi rispettivamente sei e due posizioni, salendo al 26° e al 32° posto, per aver entrambe stabilito che le persone trans e non binarie possono aggiornare il proprio sesso o genere sui documenti senza subire la sterilizzazione, prima considerata obbligatoria.
Diritti arcobaleno Anche la Slovacchia è meglio dell’Italia
Col governo Meloni retrocediamo nella Rainbow Map. Ancora in calo il punteggio che misura rispetto e tutela delle persone Lgbt+. Al primo posto la Spagna








