Università di Debrecen, WikiCommons
A fine maggio, la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha annunciato che gli studenti delle università ungheresi, a partire dal prossimo anno accademico, potranno tornare a prendere parte all’Erasmus+, il programma dell’Unione Europea che finanzia la mobilità internazionale dei giovani universitari.
Da dicembre 2022 infatti il Consiglio Europeo aveva deciso di escludere quelle istituzioni accademiche ungheresi (la maggior parte) che erano state trasformate in fondazioni (public trusts) controllate da membri scelti per nomina politica. È stata questa una delle principali mosse con cui Victor Orbán ha messo in ginocchio l’autonomia universitaria nel suo Paese, tanto che un rapporto del Parlamento Europeo sulla libertà accademica negli ultimi anni assegnava a Budapest un punteggio di 0,30 (tra i più bassi al mondo), quando il massimo è 1 e la media europea è 0,87.
Un’altra legge del 2017 aveva introdotto regole stringenti per le università straniere, che avevano costretto la Central European University (CEU), due anni più tardi, a spostare la sua sede da Budapest a Vienna.
Oltre che all’Erasmus+, l’Europa aveva bloccato anche l’accesso delle università ungheresi politicizzate ai fondi di Horizon Europe, lo schema di finanziamento della ricerca e dell’innovazione.







