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Cento ascensori al mese si fermano in media nei palazzi popolari della Capitale, per guasti, atti vandalici o danneggiamenti compiuti per isolare i piani in cui qualcuno compie attività illecite. A farne le spese, oltre ovviamente a Comune e Ater che devono intervenire per le riparazioni, sono gli inquilini più fragili: anziani, disabili o con difficoltà di movimento tali da rendere la salita e la discesa di svariate rampe di scale un’impresa impossibile.
Sono 2.722 gli ascensori in gestione all’Ater e al Campidoglio (rispettivamente 1.650 e 1.072 impianti) nelle palazzine in cui ci sono le oltre 70 mila case popolari della città. È un problema annoso e sentito quello della mobilità all’interno degli edifici, tanto che ieri l’Unione Inquilini ha portato una rappresentanza di assegnatari di alloggi Ater a consegnare all’azienda, nella sede centrale di lungotevere Tor di Nona, un «dossier manutenzioni» che si focalizza su quattro quartieri: Primavalle, Pietralata, Spinaceto e Tor Marancia. «Molti insediamenti sono datati e gli ascensori o non ci sono proprio oppure, anche se presenti, risultano inutilizzabili per carenze manutentive - ha dichiarato Walter De Cesaris, segretario di Unione Inquilini Roma - Questo determina situazioni drammatiche di persone anziane, con patologie, che di fatto vivono recluse. È una delle questioni più sentite e segnalate nei territori».






