Si può essere i campioni d’Africa e i semifinalisti in carica e presentarsi ai Mondiali con più dubbi che certezze? Certo, se entri nel magico mondo del Marocco. Nonostante il settimo posto del ranking Fifa, i Leoni dell’Atlante si presentano alla Coppa del Mondo con una lista di incognite lunga da Casablanca alla Pingry School, in New Jersey, sede del ritiro americano.
Azteca ieri, oggi e domani: il Mondiale dei contrasti parte nel tempio del calcio messicano
La finale più pazza della storia della Coppa d’Africa, quella tra Marocco e Senegal, giocata a Rabat il 18 gennaio, ha lasciato dei segni ancora visibili. Ricostruiamo la vicenda. Al secondo minuto di recupero di una partita bruttina e decisamente cattiva, Gueye segna sul tap-in dopo il palo colpito da Seck, ma il gol viene annullato per una leggera spinta proprio di Seck. Sei minuti dopo viene concesso un rigore molto dubbio al Marocco per un fallo sul trequartista del Real Madrid, Brahim Diaz. A quel punto comincia il delirio: il Senegal abbandona il campo e torna negli spogliatoi.
I tifosi, imbufaliti, provano a scendere in campo e vengono manganellati duramente dalla polizia marocchina. Capitan Mané, compagno di squadra di Cristiano Ronaldo all’All-Nassr, convince tutti a rientrare in campo, temendo una squalifica. Al 112’, finalmente si può battere quel benedetto rigore e Brahim Diaz lo fa come peggio non si può, con uno scavetto che ancora adesso in Marocco viene considerato troppo blando per non averlo fatto apposta. Fischio finale e supplementari.













