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Manuela Porta

Canta da quando è piccola, ha partecipato a un talent e ora ha inciso due brani: cresciuta nel «silenzio», ha trovato il modo di far «ascoltare» la sua musica anche a mamma e papà

«La musica è la mia forza, con il canto ho riempito la nostra "casa silenziosa" permettendo anche ai miei genitori di “ascoltarmi”». Aurora Frisini ha 18 anni ed è una studentessa al quinto anno del Liceo Musicale di Trieste che ha già calcato un palco importante, quello del talent show Tú sí que vales: nel 2023 è arrivata in semifinale portando anche la lingua dei segni italiana (Lis) con l’obiettivo di abbattere le barriere delle diversità, promuovere l’inclusione e trasmettere la musica anche ai suoi genitori, ambedue sordi. Una storia che ricorda quella raccontata nel recente film Non abbiam bisogno di parole di Luca Ribuoli, debutto al cinema per la cantante Sarah Toscano e remake della celebre pellicola francese La famiglia Bélier del 2014 e dell’americano Coda- I segni del cuore, vincitore di tre Premi Oscar.

Coda, acronimo Children of Deaf Adults, è il nome con cui vengono identificati i ragazzi come Aurora: figli udenti di genitori sordi (nel nostro Paese esiste l'associazione CODA Italia, nata nel 2014 per promuovere il benessere dei figli udenti di genitori sordi). Il 90 per cento delle persone nate da genitori sordi è udente, con il rischio, però, di mettere al mondo figli sordi. Questi ragazzi - come raccontano i film e come ci spiegherà Aurora in questa intervista - crescono imparando la lingua dei segni e assumendosi grandi responsabilità fin da piccoli: sono i caregiver dei loro genitori.