HomeFerraraCronacaSuicidio all’Arginone. Agente assolto, l’Appello. Spunta una nuova indagineLa procura ha impugnato il verdetto del giudice che scagionava l’unico imputato. Aperto un altro fascicolo, al momento contro ignoti, per esplorare ulteriori profili. Il legale dei familiari: "Passaggi da chiarire, contribuiremo per giungere alla verità".Un mezzo della polizia penitenziaria davanti al carcere (. foto d’archivioRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciLa sentenza del giudice dell’udienza preliminare non ha chiuso la vicenda giudiziaria nata dal suicidio di un 29enne detenuto nel carcere dell’Arginone. Dopo l’assoluzione dell’unico imputato per quei fatti, l’agente di polizia penitenziaria Giuseppe Palermo, il pubblico ministero Andrea Maggioni ha impugnato il verdetto con un articolato atto d’Appello. Ma non è tutto. Parallelamente, si profila anche una nuova indagine su quei fatti. In procura sarebbe infatti aperto un fascicolo contro ignoti per omicidio colposo, al fine di esplorare eventuali profili di responsabilità nella fase tra l’ingresso all’Arginone del 29enne e la sua morte. Partiamo dall’Appello. L’agente era in servizio di sorveglianza dalle 8 alle 16 del primo settembre 2021, giorno in cui il ragazzo fu trovato senza vita nella sua cella. Secondo l’impianto accusatorio, avrebbe violato gli ordini della comandante di svolgere controlli ogni venti minuti nella cella del ragazzo. Passaggi necessari in quanto il 29enne detenuto era stato ritenuto ad alto rischio suicidiario dal medico di turno, che ne aveva infatti disposto la cosiddetta ‘Grande sorveglianza’. Secondo la procura, dunque, pur essendo a conoscenza del pericolo di suicidio, l’imputato avrebbe omesso di vigilare adeguatamente. Una tesi che però non ha convinto il giudice Andrea Migliorelli, che ha chiuso il processo in rito abbreviato con l’assoluzione del poliziotto perché il fatto non sussiste. Lette le motivazioni, il pm ha impugnato la sentenza. Tra i punti affrontati nell’atto d’Appello, l’assenza di motivazione del diniego da parte del gup della richiesta di ascoltare due testimoni e il non aver valutato un documento prodotto dall’imputato, cioè l’elenco dei detenuti in Grande sorveglianza. L’attenzione si sposta poi sul momento in cui l’imputato apprende della disposizione della Grande sorveglianza e sul legame tra la presunta omissione dell’agente e la morte del 29enne. Secondo la procura, infatti, controlli a intervalli minori di venti minuti avrebbero potuto evitare la tragedia. In conclusione, il pm chiede alla corte d’Appello di riformare la sentenza di primo grado, condannando l’imputato. L’udienza non è ancora fissata.